Nella stampa flessografica l’anilox è il cuore del trasferimento dell’inchiostro: sono le sue celle microscopiche a dosare la quantità esatta di inchiostro che raggiunge il cliché e, da lì, il supporto di stampa. Quando le celle si intasano di inchiostro essiccato, vernici o residui di lavorazione, il volume di trasporto diminuisce in modo progressivo. Il risultato lo conoscono bene tutti gli stampatori: densità di colore che cala, tonalità che non corrispondono più alla prova approvata, ore perse in aggiustamenti macchina e colore con un aumento costante degli scarti.
I limiti della pulizia manuale
La pulizia manuale degli anilox con spazzole e prodotti chimici è ancora diffusa, ma presenta criticità difficili da ignorare. È un’operazione lunga, che sottrae tempo prezioso all’operatore e non garantisce risultati ripetibili: la qualità della pulizia dipende dalla persona e dalla cura con cui viene eseguita. Inoltre espone l’operatore al contatto prolungato con prodotti chimici e, se condotta con strumenti o pressioni inadeguate, rischia di danneggiare la ceramica o la cromatura del rullo, compromettendo un componente dal costo elevato.
Il lavaggio automatico: processo standardizzato e ripetibile
I sistemi di lavaggio automatico per anilox nascono per risolvere esattamente questi problemi. Un impianto dedicato come quelli della gamma ANILOXMATIC di OVIT esegue cicli di lavaggio controllati e ripetibili, che riportano le celle al loro volume nominale senza aggressioni meccaniche e senza dipendere dalla manualità dell’operatore.
I vantaggi concreti per lo stampatore si misurano su più fronti: il tempo dell’operatore viene ottimizzato, perché la macchina lavora in autonomia mentre il personale si dedica ad attività a maggior valore; il consumo di prodotti chimici si riduce grazie al ricircolo integrato; il processo di pulizia diventa standardizzato e documentabile; la durata degli anilox aumenta sensibilmente, perché il lavaggio regolare previene gli accumuli più difficili da rimuovere. A questo si aggiunge un beneficio spesso sottovalutato: la minore esposizione dell’operatore ai prodotti chimici, con ricadute positive su sicurezza e ambiente di lavoro.
Quando lavare gli anilox?
La frequenza ideale dipende dal tipo di inchiostro (a base acqua, solvente o UV), dalla lineatura del rullo e dall’intensità produttiva. La regola generale è semplice: la pulizia deve essere preventiva, non correttiva. Attendere che il calo di densità sia visibile in stampa significa aver già prodotto scarto. Integrare il lavaggio automatico nella routine di manutenzione — ad esempio a fine turno o a fine commessa — mantiene il parco anilox sempre in condizioni ottimali e rende prevedibile il risultato dal momento che si va in stampa.
La soluzione OVIT
Da oltre 60 anni OVIT progetta e produce sistemi di lavaggio automatici per la stampa industriale, scelti da stampatori e distributori in tutto il mondo. La gamma ANILOXMATIC offre modelli e configurazioni adatti a ogni formato di rullo e a ogni volume produttivo, con il supporto di un servizio di assistenza tecnica rapido ed efficiente.
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